Terra D'Arte

L'arte, frutto del rispetto per l'ambiente.

Pietra Lavica dell'Etna, Cotto Siciliano, Ceramica decorata a mano.

I Manufatti in Pietra Lavica dell'Etna e di Cotto Siciliano, Ceramizzati.


  • La Ceramizzazione e La Decorazione : Questa fase di lavorazione artistica distingue i vari artisti e le zone di provenienza del prodotto. Tra i tantissimi siti siciliani di produzione della ceramica, vi sono alcuni molto conosciuti per la loro concentrazione di artigiani della ceramica ed altri meno conosciuti, ma non per questo meno importanti. La Lavorazione della ceramica, in Sicilia, dalle ricerche storiche effettuate, sembra essere tra le più antiche d'Italia. I primi manufatti sono del neolitico, e si compongono di vasellame cotto direttamente sul fuoco. Successivamente l'arte vide l'introduzione del tornio, che consentì di ottenere facilmente oggetti aggrazziati e di perfetta simmetria rispetto all'asse di rotazione. L'introduzione della verniciatura vetrosa, in uso a partire dal II millennio a.C. in Mesopotamia, migliorò ulteriormente la resistenza all'usura e le caratteristiche estetiche dei manufatti. L'antica Grecia ereditò la tecnica della ceramica dalla civiltà minoico-micenea. Dal VI al V sec. a.C. Atene dominò i mercati con la sua produzione di vasi, ma nel IV sec. a.C. questa decadde. Sorsero altre fabbriche locali in Beozia, Etruria, Magna Grecia e Sicilia. La produzione di queste lasciò un segno molto profondo soprattutto in Sicilia. Riccardo La Rosa, nato e cresciuto in Sicilia, ha sfruttato questa opportunità, ricercando meticolosamente nelle radici che sprofondano nella sua terra; Proprio questo scrupoloso studio delle ceramiche ha portato Terra D'Arte a poter proporre alla sua clientela dei prodotti ceramizzati con particolari decori, che richiamano il passato; utilizzando ghirigori e losanghe su fondi "Siciliani" le ceramiche rivivono, rielaborati in chiave moderna, circonfuse dall'alone della genuinità e della saggezza dei tempi passati. Utilizzando antiche tecniche di decorazione, smalti e colori molto simili a quelli utilizzati nel passato. Distinguendosi così dagli altri artigiani presenti sul mercato globale.

  • La Pietra Lavica Ceramizzata: Il processo di lavorazione della pietra lavica è particolarmente delicato. Delicato in quanto il prodotto, che inizialmente è un masso informe, non facilmente ispezionabile, pertanto è indispensabile che la fase di estrazione avvenga in maniera delicata e lenta, necessaria per poter ottenere un prodotto finito integro, è importante evidenziare che più è ampio il masso informe estratto più è pregiato, perchè da questo possono ricavarsi, le così dette balate, di gandi dimensioni. Dopo l'estrazione del masso informe, si passa alla prima fase di taglio, che avviene, nel nostro caso, con macchinari automatici e con dischi diamantati. Per tagliare l'intero masso informe si impiegano mediamete dai 2 a 3 gioni (giorno e notte). Da questa prima fase si ricavano, le così dette balate, cioè delle lastre di vario spessore, con il piano liscio, o tecnicamente detto a filo sega. Da questa fase in poi, la procedura di lavorazione avverrà interamente a mano. Esperti marmisti provvederanno a realizzare, pavimenti, rivestimenti, stipiti, soglie, piani per cucine, bagni ecc. tavoli. Prodotti che alla fine di questa lavorazione potranno essere, rifiniti per essere immessi nel mercato grezzi (cioè in pietra lavica al naturale o lucidata ) o potranno essere ceramizzati.

  • Le Lavorazioni dei manufatti in Cotto naturale Terra D'Arte.
    Il Cotto : La lavorazione del cotto Terra D'Arte avviene interamente manualmente. Sin dalla fase dell'estrazione e quindi della scelta delle argille e dei materiali inerti. Fondamentali sono le ricerche delle materie prime che garantiscono l'ottimo risultato del prodotto. Dopo la rigorosa selezione delle materie prime avviene la fase di miscelazione, che distingue le diverse fornaci siciliane da Terra D'Arte, sia per il sistema che pur lasciando inalterati i valori delle antiche procedure si avvale di processi di purificazione delle materie prime, facendo una cernita delle impurità contenute nelle argille, sia per il sistema di miscelazione, che attraverso apposite attrezzature avviene in maniera uniforme, in modo da garantire un risultato omogeneo evitando eventuali difetti dovuti da cattivi processi di lavorazione. E' fondamentale chiarire che quando si parla di difetti di lavorazione non si intende l'imprecisione del prodotto nelle sue forme, perché eliminare le imperfezioni del prodotto significherebbe sminuire il manufatto artistico, confrontandolo con un prodotto realizzato in serie o genericamente denominato "industriale".

  • La Pietra Lavica
    La Pietra Lavica e il Monte Etna ( Fonte Wikipedia):
    Situata :
    Paese : Italia
    Regione : Sicilia
    Provincia : Catania
    Altezza : 3343 m. s.l.m. (anno rilevamento 2011)
    Coordinate 37° 44' 00'' N - 15° 00' 00'' E;
    Nome : Etna
    Altri nomi precedenti : Mongibello.

  • La fonte delle nostre materie prime.
    Eruzioni notevoli in periodo storico :
    L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionaledel vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975m s.l.m., al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grotte laviche, oggi visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.
    Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino, che sorgeva su uno sperone roccioso allungato sul mare, e superandolo creò oltre un chilometro di nuova terraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse il paese di Nicolosi e danneggiòTrecastagni, Pedara, Mascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e, sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso, Mompilieri, Camporotondo, San Pietro Clarenza, San Giovanni Galermo (oggi frazione di Catania) e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclastici che oggi sono denominati Monti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi.
    Nel 1892 un'altra eruzione portò alla formazione, a circa 1800 m di quota, del complesso dei Monti Silvestri.
    Nel 1928, ai primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò anche Sant'Alfio e Nunziata.
    L'eruzione del 5 aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò l'attuale cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'osservatorio Vulcanologico e la Funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse Fornazzo e minacciò Milo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi.
    L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina-Alcantara-Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette la distruzione della pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600 m.
    Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100 milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti sportivi e nuovamente la funivia dell'Etna), anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole difficoltà, date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. La colata venne parzialmente deviata; l'eruzione ebbe comunque termine di lì a poco.
    Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (durata 473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100 m a 2400 m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoprì la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione fu giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e venne messa in opera, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio in seguito si rivelò efficace nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza nel corso dell'eruzione 2001, ed è stata oggetto di studio da parte di équipes internazionali, tra cui tecnici giapponesi. Tutto si rivelò efficace nel rallentare il flusso lavico guadagnando tempo ma ancora una volta non risolutivo in caso di persistenza dell'evento erurrivo. Furono chiamati gli incursori della Marina che operarono nel canale principale, a quota 2200 m, con cariche esplosive al plastico (C4) e speciali cariche esplosive cave per deviare il flusso di lava ed inviarla così nella valle del Bove riportando indietro di circa sei mesi la posizione del fronte lavico. L'operazione riuscì perfettamente, utilizzando una carica di C4 pari a 7 tonnellate e 30 cariche cave, il tutto fatto esplodere in rapidissima successione.